Co-genitorialità dopo la separazione: 7 regole per non mettere i figli in mezzo

 La co genitorialità dopo la separazione non significa andare d’accordo su tutto, ma evitare che i figli finiscano in mezzo al conflitto. In questo articolo trovi 7 regole pratiche per proteggerli davvero.

Diciamolo subito: co genitorialità dopo la separazione non è una parola elegante per dire che improvvisamente tu e la tua ex dovete diventare amici, andare a fare aperitivo insieme e commentare con serenità il meteo emotivo della settimana.

Magari fosse così semplice.

La realtà è un po’ diversa.

Quando una coppia si rompe, spesso restano rabbia, tensione, delusione, incomprensioni, stanchezza, ferite ancora aperte. E in mezzo a tutto questo, continuano a esserci i figli.

Ed è proprio qui che si gioca una partita decisiva.

Perché una cosa è separarsi come coppia.
Un’altra è continuare a essere genitori.

E se questo passaggio non viene gestito con un minimo di lucidità, il rischio è sempre lo stesso: che i figli finiscano nel mezzo.

Non sempre in modo plateale.
A volte succede in modo sottile.

Con un messaggio passato tramite loro.
Con una frecciata detta davanti a loro.
Con una domanda innocente che innocente non è.
Con una tensione continua sulle consegne, sugli orari, sulle decisioni, sulle regole.

E il punto è che i figli, anche quando non dicono niente, tutto questo lo sentono.

Lo respirano.

Lo portano addosso.

La co genitorialità dopo la separazione fatta bene non elimina magicamente il conflitto tra adulti, ma evita che quel conflitto diventi il clima in cui i figli sono costretti a crescere.

Non serve essere perfetti.
Serve essere abbastanza maturi da capire una cosa semplice:

i figli non devono pagare il prezzo emotivo della rottura tra i genitori.

Contenuti

Co genitorialità dopo la separazione non vuol dire andare d’accordo su tutto

Questa cosa va chiarita subito, perché tanti si bloccano già qui.

Pensano: 

“Ma io con l’altra madre non riesco a parlare.”
“Tra noi c’è troppa tensione.”
“Non siamo d’accordo su niente.”

Va bene.

La co genitorialità dopo la separazione non ti chiede di essere in armonia spirituale.

Non ti chiede di cancellare il passato.
Non ti chiede di fingere che vada tutto bene.
Non ti chiede di pensare che l’altro genitore abbia sempre ragione.

Ti chiede una cosa molto più concreta:

riuscire a separare il conflitto di coppia dai bisogni dei figli.

Questo sì.

Perché puoi non stimare più l’altro genitore come partner.
Puoi essere ferito.
Puoi essere arrabbiato.
Puoi avere ancora molte cose aperte dentro.

Ma se ogni volta che bisogna organizzare qualcosa per i figli parte la guerra, allora non stai facendo co-genitorialità.
Stai continuando la separazione su un altro campo.

E quel campo, purtroppo, è la vita emotiva dei tuoi figli.

Se vuoi approfondire anche da fonti esterne affidabili il tema della co genitorialità dopo la separazione e della protezione dei figli durante la separazione, puoi leggere anche queste risorse: Department of Justice Canada e HelpGuide sulla co-parenting dopo il divorzio

Il problema non è solo litigare: è mettere i figli nel mezzo

Molti pensano che il vero problema siano solo i litigi pesanti.

Certo, anche quelli.

Ma spesso il danno più grande arriva da cose più piccole e continue.

Per esempio:

  • usare i figli per mandare messaggi all’altro genitore
  • chiedere loro cosa succede nell’altra casa
  • farsi raccontare dettagli che non dovrebbero riguardarli
  • farli sentire in dovere di scegliere
  • dire mezze frasi cariche di veleno
  • scaricare su di loro frustrazione e amarezza
  • metterli nella posizione di dover proteggere uno dei due genitori

Queste cose consumano il rapporto.

Magari non in un giorno.
Ma nel tempo sì.

Perché un figlio non dovrebbe mai sentirsi:

  • messaggero
  • mediatore
  • spia
  • arbitro
  • consolatore

Deve poter restare figlio.

E quando questo non succede, la conseguenza spesso è una sola: chiusura, tensione, confusione, rabbia, stanchezza emotiva.

Se hai già letto l’articolo su come parlare ai figli della separazione, qui facciamo il passo successivo: non basta dire bene le cose una volta. Poi bisogna anche comportarsi in modo da non smentirle ogni settimana.

Figli in mezzo al conflitto dopo la separazione

Le 7 regole per non mettere i figli in mezzo

1. Parla dell’organizzazione, non della tua ferita

Quando devi confrontarti con l’altro genitore, resta sul concreto.

Orari.
Scuola.
Salute.
Attività.
Logistica.
Decisioni pratiche.

Appena la conversazione scivola su torti, recriminazioni, vecchi tradimenti, rabbie irrisolte e conti aperti, non sei più sul terreno dei figli.

Sei tornato sul terreno della coppia finita.

E lì i figli non devono stare.

A volte aiuta pensare così:
non sto parlando con il mio ex partner, sto gestendo con un altro adulto una responsabilità comune.

È freddo?
Un po’, sì.

Ma a volte un tono più sobrio salva più di mille chiarimenti emotivi.

2. Non usare mai i figli come messaggeri

Questa regola dovrebbe essere scolpita sui muri.

Niente:

  • “dillo a tua madre”
  • “ricorda a tuo padre”
  • “chiedi se…”
  • “digli che non sono d’accordo”
  • “fatti spiegare perché…”

No.

Se hai una cosa da dire all’altro genitore, la dici tu.

Lo so, a volte è scomodo.
A volte è pesante.
A volte preferiresti evitare il contatto.

Ma usare i figli come ponte è una delle cose che più li appesantiscono.

Perché li trascini in una dinamica che non dovrebbero portare.

E se lo fai spesso, li abitui a vivere il rapporto con uno dei due genitori come un territorio diplomático.
Non familiare.

3. Non parlare male dell’altro genitore davanti a loro

Questa è una regola vecchia quanto il mondo, ma continua a essere tradita ogni giorno.

A volte lo si fa apertamente.
A volte molto più sottilmente.

Con ironie.
Occhi al cielo.
Sospiri.
Frecciate.
Battute passive-aggressive che sembrano leggere ma non lo sono affatto.

Il punto è semplice: se colpisci l’altro genitore davanti ai figli, in un certo senso colpisci anche loro.

Perché un figlio è fatto anche del legame con entrambi.

E se tu lo costringi ad ascoltare continuamente il disprezzo verso l’altro genitore, lui si troverà quasi sempre in una posizione impossibile.

O si chiude.
O si irrigidisce.
O si schiera.
O si spezza dentro.

Niente di buono.

4. Tieni regole abbastanza coerenti tra le due case

Attenzione: non significa che le due case debbano diventare un franchising perfettamente identico.

Non serve che tutto sia uguale al millimetro.
Però serve una base abbastanza coerente.

Per esempio:

  • orari di sonno ragionevoli
  • gestione dei compiti
  • uso del telefono
  • rispetto delle regole minime
  • tono educativo non completamente opposto

Perché se da una parte tutto è caos e dall’altra tutto è rigidità, il figlio rimbalza tra due mondi troppo diversi.

E questo, invece di dargli libertà, gli crea instabilità.

La co genitorialità dopo la separazione funziona meglio quando i figli percepiscono che, pur in due case diverse, ci sono ancora alcuni binari comuni.

5. Non trasformare ogni consegna in un piccolo tribunale

Questo punto vale tantissimo.

Le consegne e i passaggi tra una casa e l’altra sono momenti delicati.
E basta poco per rovinarli.

Una battuta.
Una tensione in faccia.
Un ritardo usato come provocazione.
Una discussione partita davanti ai figli.
Un “dovevate fare così” detto male.

Tutto questo pesa.

Se puoi, rendi quei momenti il più puliti possibile.

Brevi.
Chiari.
Senza scena.
Senza regolamenti di conti.

I figli non dovrebbero sentire che ogni cambio casa è come assistere a una mini udienza di separazione.

Già il passaggio non è sempre facile.
Almeno non caricarlo di altro.

6. Non promettere cose che non hai condiviso prima

Uno degli errori più stupidi — e più frequenti — è promettere ai figli cose che non hai ancora concordato. Co genitorialità dopo la separazione vuol dire anche questo.

Vacanze.
Weekend.
Campi estivi.
Orari.
Regali.
Cambi di programma.

Magari lo fai in buona fede.
Per entusiasmo.
Per senso di colpa.
Per fare bella figura.

Poi però se l’altra parte non conferma, tuo figlio non vivrà solo una delusione pratica.
Vivrà anche il solito messaggio tossico:

“Tra i miei genitori non c’è accordo, quindi io resto in mezzo.”

Molto meglio essere chiari e maturi:

“Appena lo confermiamo, te lo diciamo.”

Non fa scena.
Ma protegge.

7. Lascia i figli fuori dai conti emotivi degli adulti

Questa è forse la regola più profonda di tutte, altrimenti la co genitorialità dopo la separazione va a “farsi benedire”, e tutto si complica maledettamente.

I figli non devono portare:

  • il tuo bisogno di essere capito
  • il tuo senso di ingiustizia
  • la tua rabbia verso l’ex
  • il tuo bisogno di avere ragione
  • la tua solitudine
  • il tuo dolore non elaborato

Possono vedere che sei umano.
Possono capire che stai attraversando un periodo difficile.

Ma non devono diventare il posto in cui tu scarichi tutto quello che non riesci a contenere.

Perché quando succede questo, anche il rapporto padre-figli si complica.

E se senti che questo tema ti tocca da vicino, leggi anche l’articolo su rapporto con i figli dopo la separazione, perché lì entriamo proprio nel tema dello strappo, della distanza e di come si può ricucire.

Regole di co genitorialità dopo la separazione

E se l’altro genitore è davvero difficile?

Questa obiezione è giusta.

Perché ci sono situazioni in cui uno dei due genitori è più collaborativo e uno meno.
A volte molto meno.

Quindi no, non ti sto dicendo che tutto dipenda solo da te.

Ti sto dicendo una cosa diversa:

anche se l’altro genitore è difficile, tu puoi comunque scegliere di non peggiorare la situazione.

Puoi scegliere:

  • di non usare i figli come sfogo
  • di non parlare male davanti a loro
  • di non trascinarli nelle tue battaglie
  • di non reagire sempre di impulso
  • di non trasformare ogni attrito in una prova di forza

Questo non risolve tutto.
Ma cambia molto.

Perché i figli sentono anche chi, dentro il caos, prova almeno a restare adulto.

E a volte questo conta più di quanto immagini.

La co genitorialità dopo la separazione si costruisce più nei dettagli che nei grandi discorsi

Sai qual è la verità?

Molte volte i figli non giudicano la qualità della co-genitorialità da quello che dite nelle grandi conversazioni teoriche.

La giudicano da cose molto più piccole.

Dal tono con cui ti riferisci all’altro genitore.
Da come gestisci un cambio di programma.
Da come reagisci a un imprevisto.
Da come parli davanti a loro.
Dal fatto che li fai sentire liberi oppure schiacciati.

È lì che si vede se stai facendo davvero un passo avanti.

Non serve proclamare: “Noi mettiamo al centro il bene dei figli.”

Serve farlo.

Anche quando sei stanco.
Anche quando sei arrabbiato.
Anche quando ti costa.

E sì, lo so: a volte ti viene voglia di mandare tutto all’aria.
Benvenuto nel club dei genitori separati che cercano di non fare danni aggiuntivi.

Però è proprio lì che si misura la maturità.

Cosa conta davvero

La co genitorialità dopo la separazione non è una formula perfetta.
Non è un equilibrio magico.
Non è una pace permanente.

È un lavoro.

A volte faticoso.
A volte irritante.
A volte persino frustrante.

Ma resta una delle cose più importanti che puoi fare per proteggere i tuoi figli.

Non devi amare il tuo ex partner.
Non devi fidarti ciecamente.
Non devi essere sempre d’accordo.

Devi solo ricordarti che i figli non devono diventare il campo di battaglia in cui continuate a farvi male.

Se riesci a fare questo, hai già fatto moltissimo.

Hai già spostato il livello del gioco.

E se senti che il tuo stato emotivo rende tutto più difficile da reggere con lucidità, può esserti utile rileggere anche questo approfondimento sullo stress da separazione.

Perché, molto spesso, prima ancora di migliorare la co-genitorialità, bisogna evitare di parlare e reagire sempre con la testa piena di stress, rabbia e confusione.

Domande frequenti

Co genitorialità dopo la separazione significa andare d’accordo?

No. Significa riuscire a gestire il proprio ruolo di genitori senza trascinare i figli nel conflitto di coppia. Non serve essere amici, serve essere abbastanza lucidi da tenere il focus sui figli.

Cosa non devono mai fare due genitori separati davanti ai figli?

Non dovrebbero usarli come messaggeri, parlare male dell’altro genitore, litigare durante le consegne, scaricare su di loro rabbia o delusione e metterli nella posizione di dover scegliere.

È normale che la co genitorialità sia difficile all’inizio dopo la separazione?

Sì, è normale. All’inizio ci sono spesso tensione, ferite aperte e confusione. Il punto non è essere perfetti subito, ma evitare di trasformare questa fatica in un peso diretto per i figli.

Le regole nelle due case devono essere identiche?

No, ma dovrebbero essere abbastanza coerenti. Una base comune su orari, compiti, rispetto delle regole e routine aiuta molto i figli a sentirsi più stabili.

Cosa fare se l’altro genitore è poco collaborativo?

Non puoi controllare tutto, ma puoi scegliere di non peggiorare la situazione. Puoi restare più pulito nella comunicazione, non usare i figli come sfogo e mantenere un atteggiamento più maturo e coerente.

Se senti che il conflitto con l’altro genitore sta pesando anche sul tuo ruolo di padre

Quando la separazione è ancora piena di tensione, restare lucidi non è sempre facile.

E quando manca lucidità, i figli rischiano di finire in mezzo anche senza volerlo.

Se senti di avere bisogno di un supporto più diretto e personalizzato per ritrovare equilibrio emotivo, chiarezza e una presenza più solida come padre, puoi approfondire qui il mio coaching per padri separati.

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